Crea sito

SOSTIENICI!

Auitaci a conservare e rendere fruibile al pubblico la Ghiacciaia!

Dona il tuo 5x1000.
Indica nell'apposito spazio della dichiarazione dei redditi:  C.F. 91320390379

Fai un bonifico bancario.
Ass. SALVIAMO LA GHIACCIAIA ONLUS - C.F.  91320390379
Coord. Bancarie :  IBAN  IT51 G 07072 02400 006000090375 - EMIL BANCA -CRED.COOP. -SOC.COOP.
Le  offerte  sono  detraibili  o deducibili in base all’art.  15  c. 1,  lett. i-bis, del DPR n. 917/86 e all’art. 14 del DL n. 35/2005.
Per i versamenti indicare: Nome, Cognome e Indirizzo; l’Associazione provvederà all’invio della ricevuta del versamento.

La Ghiacciaia di Villa Lambertini-Mattei

La Villa Lambertini-Mattei è la storica dimora estiva del cardinale Prospero Lambertini (1675-1758), Papa Benedetto XIV dal 1740 al 1758. 
L’ingresso principale della villa era in via della Barca e percorrendo un viale alberato si raggiungeva la villa la cui struttura era caratterizzata dalla chiesetta, la casa colonica adiacente, e la conserva, una sorta di ghiacciaia per la conservazione degli alimenti.
Oggi la villa si presenta in ottimo stato di conservazione, ancora affiancata dalla cappella familiare, dalla casa colonica e dal fienile, tutto recentemente restaurato, rispettando la tipica architettura  dell’epoca per trasformare gli interni in abitazioni condominiali. 
La Ghiacciaia, tipica struttura di cui erano dotate tutte le  ville, era stata costruita, alcune decine di metri a nord della Villa nella zona  più fresca, dove iniziava il bosco, che si estendeva fino alle rive del fiume Reno . 
La “Conserva” della Villa Lambertini-Mattei, utilizzata negli anni quale sicuro rifugio durante la guerra e luogo di gioco dei bambini, si  affaccia in Via Bertocchi (ex via della Certosa) e si presenta come una verde montagnola coperta da un boschetto di  piante spontanee, su cui alta si staglia una quercia secolare, l’unica sopravvissuta delle tre originariamente esistenti.

Come si costruiva una ghiacciaia

Fare una ghiacciaia per conservare gli alimenti richiedeva molto impegno; dopo la massima attenzione per scegliere il posto più adatto (che necessariamente doveva essere vicino a una pozza d’acqua, laghetto o macero, da cui prelevare il ghiaccio nella stagione più fredda, circa dal 15 dicembre al 15 gennaio), si passava alla costruzione vera e propria, che richiedeva pazienza e perizia.
Veniva scavata una buca profonda nel terreno, di parecchi metri, e predisposte scanalature per raccogliere gli sgocciolamenti; tutto veniva ricoperto con una costruzione in pietra a forma cilindrica, alta alcuni metri. Alla base una porticina per l’entrata, un’apertura alla sommità  per scaricare dall’alto il ghiaccio in lastroni, separati uno dall’altro da fogliame di piante; tutta  la costruzione veniva ricoperta  da arbusti e piante ad alto fusto, generalmente querce.”